Laboratorio di cucina in occasione della Pasqua: umanizzazione delle cure a tema… ghiottonerie!

Tra chiacchiere e ricordi, gli ospiti di Villa Torano hanno ridato forma ai dolci della tradizione cosentina

Supera la sola logica clinica per integrare bisogni psicologici, relazionali e sociali, l’approccio che pone l’anziano fragile al centro del percorso assistenziale. La valorizzazione dell’unicità del suo vissuto è ciò che si definisce “umanizzazione delle cure” ed in questo processo virtuoso, sono tanti gli aspetti che rappresentano il nutrimento ideale dei nostri nonnini… soprattutto se si parla di ghiottonerie!

Si scrive Laboratorio di cucina e si legge strumento di connessione emotiva e di benessere globale, l’iniziativa messa in campo dall’équipe multidisciplinare della Residenza Sanitaria Assistenziale “Villa Torano” (Cs) in occasione dei festeggiamenti della Santa Pasqua. A Torano Castello, infatti, la Settimana Santa non è stata soltanto una ricorrenza religiosa e devozionale, ma un’occasione preziosa per riscoprire sapori, gesti e ricordi che appartengono alla storia personale di ogni ospite.

Quest’anno il Laboratorio a tema pasquale ha trasformato la Struttura in un piccolo forno, dove i profumi hanno evocato i più bei ricordi, riacceso emozioni profonde. Seduti attorno ai tavoli, i nostri ospiti hanno iniziato ad impastare e a modellare dolcemente guidati più dalla memoria e dall’esperienza che dalle ricette preimpostate. In uno spazio reso ancor più confortevole per l’occasione ed immersi in un clima familiare, al centro di un dialogo empatico, gli anziani si sono lasciati coinvolgere mettendo alla prova le loro abilità e, tra un pasticcio e l’altro, il Laboratorio è diventato un luogo di chiacchiere, risate e collaborazione.

«I cuculi – dolce pasquale tipico del cosentino, ndr – li facevo sempre con mia madre, iniziavamo la mattina presto» ha raccontato la signora Anna, mentre impastava gli ingredienti. «Noi ne facevamo molti per regalarli a parenti e vicini di casa per augurio» ha ricordato la signora Teresa. Accanto a loro, tutti sorridenti, hanno pronunciato a turno suggerimenti e consigli su come modellare l’impasto. Anche chi non ha potuto partecipare attivamente si è sentito comunque parte del gruppo, ha osservato i lavori in corso e dato il suo contributo alla conversazione. I ricordi dei festeggiamenti passati, quando la Pasqua si trascorreva in famiglia con tavole imbandite e tradizione da tramandare, sono stati al centro delle rievocazioni più piacevoli.

Non è stato messo limite alla fantasia: ciambelle, trecce, borsette e infine, le uova sode incastonate nell’impasto come simbolo di rinascita. E quando i dolci sono usciti dal forno, tutta la Struttura si è riempita di un profumo che sapeva di casa, di infanzia, di festa. Mangiarli insieme a colazione, la mattina seguente, è bastato a capire che, anche lontano dalla propria cucina e dai propri utensili, bastano un semplice impasto, una nota di dolcezza, un gesto affettuoso ed una gioia condivisa per sentirsi come a casa. Così le più belle emozioni spiccano il volo, sorvolando la fragilità sulle ali della gioia!

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