Significativa iniziativa della Rsa di Mottafollone per affermare la parità e l’unicità di genere
Alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il salone del terzo piano della Rsa di Mottafollone (Cs) si è riempito di volti, sguardi e attese… Per una mattina, la sala ha smesso di essere soltanto un luogo di vita e di lavoro quotidiano per trasformarsi in uno spazio di coscienza collettiva all’interno del quale l’équipe multidisciplinare ha concluso, in una manifestazione-evento densa di significati, un cammino di preparazione e di costruzione di consapevolezza. Lungi dal voler solo celebrare formalmente un appuntamento invece particolarmente sentito e desiderato dai nostri cari nonni, il personale educativo della Struttura ha avviato un percorso fatto di mani laboriose, di storie sul punto di riaffiorare, di pensieri solidali che hanno intrecciato diverse generazioni. Il tutto è iniziato con la realizzazione di una panchina rossa, simbolo universalmente riconosciuto del contrasto alla violenza di genere, confezionata con cura per un incontro speciale con gli studenti delle scuole del territorio. Su quella panchina, insieme, ragazzi e anziani avrebbero presto deposto rose rosse di carta, create con cura dai nostri ospiti: piccoli gesti che diventano memoria, denuncia e speranza. La mattinata dell’evento è stata, quindi, pensata come un percorso a tappe, capace di dare voce ad esperienze, riflessioni e consapevolezze diverse: dalla testimonianza della più anziana ospite della Struttura, all’emozione dei giovani studenti, fino all’inaugurazione della panchina.
Il caloroso benvenuto. L’educatrice Gessica Sollazzo ha accolto gli studenti della scuola secondaria di primo grado di Mottafollone, i loro insegnanti ed il personale che ha preso parte all’iniziativa ricordando che la violenza sulle donne non è un tema distante né astratto, ma una responsabilità comune. Ha parlato di rispetto, empatia, ascolto: valori semplici nella forma, ma potentissimi nella sostanza. Valori che gli ospiti della Struttura custodiscono da una vita intera e che in questa occasione hanno scelto di condividere con i più giovani. Dopo le sue, le parole del Direttore sanitario, Giovanni Rosignuolo, hanno dato ancora più profondità all’incontro: «Il rispetto della donna – ha detto – deve essere un valore, una cultura, una sensibilità. Non solo una norma scritta». In rappresentanza del management aziendale, Vittorio Poggi ha sottolineato l’importanza del dialogo tra generazioni: «È bello ritrovarci qui, unendo i nostri giovani – futuro della società – ai nostri anziani, memoria storica. Oggi ci hanno esortato a non ripetere gli errori del passato. Ragazzi – ha esortato a gran voce – non voltatevi dall’altra parte di fronte a un’ingiustizia: tendete la mano a chi soffre, potrebbe essere una sorella, una madre, una persona cara». Infine, il cappellano della Rsa, don Franco Cozzitorto, ha ripreso il concetto biblico della creazione, sottolineando ancora una volta l’uguaglianza fra l’uomo e la donna, creati entrambi ad immagine e somiglianza di Dio, concetto da cui deriva la dignità umana.
La testimonianza che attraversa un secolo. Uno dei momenti più intensi dell’incontro è stata la testimonianza della signora Giuseppina Alfano, 98 anni, che con parole semplici ma potenti ha ripercorso l’evoluzione del ruolo della donna nella società. Ha parlato del tempo in cui le donne vivevano nell’ombra, senza voce né diritti, con poche opportunità e una quasi inesistente possibilità di autodeterminazione. Ha ricordato come la violenza, spesso taciuta, fosse una realtà diffusa e normalizzata ed ha sottolineato quanto lungo sia stato il cammino verso la consapevolezza e la libertà. «La violenza non è mai giustificabile – ha affermato con fermezza – e quando una donna soffre, soffriamo tutte. La lotta per i diritti non è finita: dobbiamo continuare a parlare e a lottare». Le sue parole, accompagnate dalla voce intensa di Sara Iannello, che ha interpretato “Nessuna conseguenza” di Fiorella Mannoia, hanno trasformato la sala in un luogo sospeso, dove memoria ed emozioni si sono fuse in un binomio particolarmente suggestivo e commovente.
“Succedeva ieri come accade oggi”. Dopo l’intervento musicale, l’educatrice Francesca Paletta ha ringraziato l’ospite Giuseppina e ha introdotto un momento di confronto tra gli ospiti Guerino e Francesca, che hanno dialogato su ciò che accadeva ieri e ciò che purtroppo accade ancora oggi. Hanno dato vita a un confronto sincero, diretto, a tratti doloroso. Dal loro scambio è emersa una verità semplice ma cruciale: un tempo si taceva, la violenza era nascosta, giustificata, spesso ignorata. Oggi se ne parla di più, esistono leggi e centri d’aiuto, ma la strada verso una vera cultura del rispetto è ancora lunga. «Il rispetto – ha detto Guerino – non si impone per legge: si insegna. Si impara da piccoli, in famiglia e a scuola. Amare non significa possedere». E ricordando l’importanza di non distogliere lo sguardo dalla sofferenza e di sostenere chi chiede aiuto, Francesca ha aggiunto che «il silenzio è il primo alleato della violenza».
La Panchina Rossa: un simbolo che diventa voce. L’educatrice Maria Gallo ha presentato, quindi, la panchina creata dagli ospiti: un’opera in cartone, semplice nella materia, immensa nel significato. Sulle note di “Donne” di Mia Martini, due ospiti hanno sollevato il telo che la celava ed un altro piccolo gruppo insieme ad un’alunna vi ha posato delle rose rosse, per ricordare tutte le donne che non potranno occupare più quel posto, che hanno lasciato un incolmabile vuoto per sempre. Dopo questo momento di forte commozione, gli ospiti, a turno, hanno rivolto ai ragazzi brevi frasi volitive, esortative, imperative, formulate con parole dirette, essenziali, potentissime: rispetto; bene; “le donne non si toccano nemmeno con un dito”, “è bene lasciarsi quando non si va più d’accordo”. E ancora, hanno detto “no” alla violenza ed hanno riconosciuto l’essenzialità dell’essere donna e del suo potere di dare la vita. Piccoli frammenti di saggezza, insomma, che contengono il vissuto di esperienze lunghe tante vite.
La voce dei ragazzi. Hanno preso poi la parola gli scolari che hanno condiviso riflessioni, pensieri e considerazioni sul tema della violenza sulle donne. Un contributo prezioso che ha confermato, ancora una volta, l’importanza di coinvolgere i più giovani in percorsi educativi profondi e consapevoli. Luana della classe terza, ha ringraziato gli ospiti con una considerazione che ha colpito tutti: “Cari nonni, grazie per averci fatto assistere a questa lezione di vita. Condivideremo sempre il valore del rispetto verso tutti. Come ci dicono sempre a scuola: se io non voglio, tu non vuoi”. Le insegnanti Filomena Brindisi e Pasqualina Addino hanno sottolineato il valore formativo dell’incontro, che va oltre qualsiasi disciplina scolastica. Infine, la giovane Serena ha ricordato un importante progetto vissuto l’anno precedente, durante il quale la classe aveva incontrato il figlio di una vittima di femminicidio ed una psicologa che aveva approfondito il tema della violenza psicologica: un racconto che ha riportato tutti alla realtà di ciò che ancora accade.
La musica fa risuonare ciò che le parole non riescono a dire. A concludere la manifestazione è stata nuovamente la voce di Sara Iannello, che ha interpretato uno dei brani più celebri di Mannoia: “Quello che le donne non dicono”. Una canzone che non è solo musica, ma un abbraccio, un monito, un invito a non restare indifferenti. Un inno alla sensibilità femminile e, allo stesso tempo, una denuncia silenziosa alle tante sofferenze spesso taciute. Un modo dolce e potente per dire ancora una volta “no” alla violenza e per ricordare che ogni gesto, ogni parola e ogni incontro possono essere un passo verso un futuro migliore.
Quella del 18 novembre non è stata una semplice mattinata di riflessione. È stata una traccia, una promessa, un ponte tra chi ha vissuto un passato difficile e chi può costruire un futuro migliore. Perché la lotta contro la violenza sulle donne non è solo una ricorrenza: è una responsabilità comune, quotidiana e condivisa.











